the orphanage recensione

Ghost story per niente scontata ma ricca di spunti interessanti. Ci deve aver creduto anche Guillermo del Toro per aver prestato il nulla osta a questa produzione dell’esordiente Bayona, il quale in poco più di una oretta e mezza ha creato una buona alchimia fatta di chiari omaggi al cinema di Amenabar (the others), Shyamalan (sesto senso) e talento nel modellare la struttura della trama che regge punto su punto. Horror non direi, nemmeno thriller, piuttosto un lento ed inesorabile scavo psicologico dove il passato riaffiora in un terribile incubo e Belén Rueda ci rende perfettamente a disagio (in senso buono) con la sua interpretazione, sostenuta da un ambientazione/scenografie da brivido e l’impianto musicale squisitamente inquietante. E’ bene mettere in evidenza che i meccanismi per creare il contorno fatto di tensione e paura sono un pò telefonati, un pò abusati (della serie i soliti clichè). Bilanciare illusione e realtà può regalare sufficienti emozioni, e in questo “l’Orfanato” riesce molto bene. Il consiglio per uscire soddisfatti a fine visione resta non fermarsi alla superficie metafisica (il lato horror/paranormale) ma lasciarsi condurre verso il celato dramma interiore dei protagonisti.

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